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Telegram: cosa sono i bot e perché hanno suscitato l’attenzione del Garante della Privacy

Telegram è stato di recente al centro di un dibattito molto acceso a causa del modo in cui i bot, da sempre una delle funzionalità più apprezzate dell’applicazione, sono stati sfruttati da alcuni utenti, violando i concetti di privacy e sicurezza dei dati personali.

L’applicazione di Telegram, creata dall’imprenditore russo Pavel Durov, oltre al normale funzionamento di messaggistica istantanea, mette a disposizione da Giugno 2015 una piattaforma secondaria di scambio dei messaggi, denominata “bot”, che funge da applicazione di terze parti con la quale interagire mandando messaggi, comandi e commenti, per poi ricevere risposte predefinite o collegamenti verso altri servizi o siti web esterni all’applicazione.

Alcuni bot sono stati rilasciati ufficialmente da Telegram e sono utilizzabili anche in modalità inline, ovvero richiamandoli all’interno di una chat singola o di gruppo, senza che facciano parte di esso come membri, per interagire con loro e condividere con tutta la chat le funzionalità del bot.

Molti bot presentano un’interazione basata su tastiere interattive, che si presentano sotto forma di pulsanti a cui sono collegati specifici comandi, pensati per semplificare la navigazione e scegliere più velocemente tra opzioni preimpostate.

telegram screenshot schermo

Le possibilità di utilizzo offerte dai bot sono molteplici, e tra queste si possono citare: notifiche personalizzate, per seguire quotidiani online o qualsiasi altra cosa nel momento stesso in cui viene pubblicata; giochi single e multi player, attraverso l’utilizzo di codice in HTML5; integrazione con servizi esterni, come Gmail, Imdb, Wikipedia e altri; pagamenti direttamente dall’applicazione di Telegram verso negozi che abilitino l’applicazione all’interno del proprio meccanismo di pagamento e molte altre.

I bot ufficialmente rilasciati da Telegram sono: @gif, @vid, @bing, @pic, @wiki, @imdb, @bold, @youtube, @music, @foursquare, @sticker, @gamee, @gamebot e @botfather (quest’ultimo è necessario a creare e rendere pubblici i bot).

Per funzionare, i bot si appoggiano alle API di Telegram (acronimo di Application Programming Interface, ovvero Interfaccia di programmazione delle applicazioni), che sono set di definizioni e protocolli che permettono ai bot di interagire con servizi esterni.

I bot con funzionalità più complesse si appoggiano infatti a servizi esterni all’applicazione e sono contenuti su server di terze parti, non legati a Telegram in alcun modo e indipendenti nel funzionamento e nella regolamentazione dei contenuti.

La recente controversia riguardo la creazione e la condivisione di deepfake tramite un bot accessibile tramite Telegram, che è arrivata all’attenzione del Garante per la Privacy, che ha annunciato di volersi muovere nei confronti dell’applicazione di messaggistica istantanea, è un esempio di servizio esterno sfruttato dagli utenti tramite un bot.

In questo caso la creazione e la condivisione di deepfake è avvenuta in modo indipendente e scollegato da Telegram: un servizio esterno di creazione di immagini “modificate”, accessibile anche da browser tramite vari siti web, è stato collegato ad un bot creato appositamente, di modo che l’interazione fosse semplificata e il risultato arrivasse direttamente via chat all’interno l’applicazione.

Telegram non ha quindi il controllo sui servizi terzi presenti esternamente alla sua applicazione, in quanto la loro presenza sul web è indipendente dal volere degli sviluppatori dell’applicazione e il loro utilizzo è gestito interamente dalla volontà degli utenti.

telegram astronave bot

Gli account bot si contraddistinguono dagli account umani per l’assenza delle spunte di lettura nei messaggi a loro inviati, per l’assenza del salvataggio in cloud di tutti i messaggi scambiati con loro e per l’impossibilità che hanno di iniziare loro stessi una conversazione con un account, infatti devono essere gli utenti a interagire con loro per la prima volta e ad “avviarli”.

I bot possono essere inoltre aggiunti ai gruppi per permettere a tutti i membri di interagire con loro, oppure per usarli come servizi aggiuntivi di notizie automatiche, notifiche da servizi esterni o altre funzionalità interattive.

Di default, tutti i bot aggiunti ai gruppi funzionano in modalità “privacy”, che impedisce loro di leggere tutti i messaggi scambiati dai membri del gruppo, lasciando accessibili solo quelli contenenti dei comandi diretti ai bot stessi, delle risposte avvenute “citando” un messaggio di un bot o messaggi di servizio del gruppo come l’aggiunta o la rimozione di un membro.

La modalità privacy può essere rimossa da un amministratore, e in questo modo il bot avrà accesso a tutti i messaggi scambiati sul gruppo come ogni utente, anche se dovrà essere aggiunto nuovamente al gruppo affinché questo cambiamento abbia effetto.

Con un aggiornamento recente, i bot possono anche ricevere pagamenti quando collegati ad un servizio apposito. Il funzionamento è immediato: compare un messaggio preimpostato che permette di accedere ad una pagina apposita di Telegram in cui inserire i propri dati di pagamento o scegliere quelli già utilizzati in passato, per poi procedere con la transazione. I pagamenti sono criptati e avvengono in sicurezza, supportando anche Apple Pay e Google Pay.

Alcuni bot hanno bisogno di dati specifici per funzionare, come la posizione geografica per ricevere informazioni sul meteo o il numero di telefono per interagire con servizi bancari o altro. I bot possono richiedere l’accesso a queste informazioni, ed è possibile confermare o negare attraverso dei pulsanti appositi.

Per la creazione e la gestione dei bot è presente ovviamente un bot dedicato, chiamato BotFather, che tramite un’interazione basata su comandi e pulsanti permette di creare, dare un nome, impostare i parametri e rendere accessibile pubblicamente un bot.

Come tutte le applicazioni di messaggistica istantanea, sono gli utenti a determinare l’uso e la modalità dell’interazione con gli altri contatti, compresi i contenuti, e lo stesso avviene per i bot.

Visti i recenti avvenimenti legati alla condivisione di contenuti modificati deepfake tramite un bot, che sono comunque opera di terzi su servizi esterni, si ricorda che sono segnalabili sia i contenuti all’interno di gruppi che gli stessi bot, tramite l’apposita voce presente nell’applicazione, per limitare la diffusione di questo fenomeno.

 

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Enrico Pesce

Laureato in lingue orientali e da sempre immerso nel mondo della tecnologia, delle comunicazioni e del web
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