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Videogames: l’evoluzione delle console dagli anni ’70 ai giorni nostri

I videogiochi, distinti in base alla piattaforma hardware, al software e al genere, durante la loro evoluzione sono stati considerati arte e strumenti di comunicazione, oltre che di intrattenimento.

Il primo gioco nella storia dei videogames fu Pong, supportato dal Magnavox Odyssey, console prodotta da Magnavox, azienda di proprietà della Philips.

In Pong lo schermo della TV era suddiviso in due campi ed era presente una coppia di barre, con le quali si poteva interagire tramite i comandi al fine di colpire la pallina.

Successivamente si iniziarono a creare delle varianti di Pong apportando delle modifiche al campo, prevedendo anche l’utilizzo di accessori quali delle placche da poter attaccare allo schermo della TV, sfruttando l’elettricità statica, per rendere colorato il gioco, oppure aggiungendo la modalità in single player, potendo così modificare il livello di difficoltà.

Il dispositivo non era però dotato di un sistema operativo, conseguentemente tutte le opzioni venivano gestite dalla pulsantiera della console. Nel corso degli anni ’70 furono immesse sul mercato altre console, infatti nel 1974 l’azienda italiana Zanussi, produttrice di elettrodomestici e acquistata nel 1984 dal gruppo svedese Electrolux, creò la prima console prodotta interamente in Italia.

La console, commercializzata sotto marchio Sèleco con il nome di Ping-O-Tronic, integrava i videogiochi Pong e Squash, un Pong single player dove la pallina veniva fatta rimbalzare contro il muro.

Nel 1977 uscì il Play-O-Tronic, successore del Ping-O-Tronic, espandendo a 6 titoli la libreria di giochi disponibili e includendo anche una pistola ottica. La console fu distribuita pure in Germania con il nome di Universum Tv.

Nello stesso anno Atari, produttrice fino ad allora di giochi arcade su cabinati, propose la propria console: l’Atari VCS 2600. Lanciata nel 1977, era dotata di una porta apposita per inserire le cartucce dei videogiochi, non prevedendo alcun gioco incorporato. La macchina, infatti, seppur priva di sistemi operativi, si completava solo all’inserimento di una cartuccia che conteneva i file di gioco e l’eventuale memoria di salvataggio.

Fu la prima console di fama mondiale, nonostante i tentativi concorrenziali da parte di aziende come Coleco, con il Colecovision, o Mattel, con il proprio Intellivision, e la prima ad ospitare giochi come Pac-Man, Space Invaders o Breakout, videogioco sviluppato da Steve Jobs e Steve Wozniak, quando ancora Apple non esisteva.

Con l’avvento, all’inizio degli anni ’80, dei primi personal computer e a causa della bassa qualità dei videogames prodotti da parte di aziende terze, vi fu la crisi dei videogiochi nel 1983, con la conseguente bancarotta di numerose aziende produttrici.

Questa crisi portò Atari a doversi disfare delle migliaia di cartucce invendute, sotterrandole nella discarica desertica di Alamogordo, nel New Mexico. Esse furono ritrovate a seguito di alcuni scavi sul luogo 40 anni dopo, nel 2014, portando alla luce gran parte del materiale sepolto.

Tale crisi terminò solo quando, nel 1985, venne messa in commercio la prima console a 8-bit dell’azienda giapponese Nintendo, la Nintendo Entertainment System (NES).

Venne istituito un sistema per il  controllo di qualità di tutto il software di terze parti; in più, il NES venne commercializzato nei negozi di giocattoli e non più in quelli di elettronica, allargando il target dei destinatari ed evitando la concorrenza diretta dei PC. Fu incluso nel NES il gioco SuperMario Bros.

Al fianco della console della casa Giapponese si trovavano gli home computer, come quelli della casa Commodore, che espandevano l’esperienza di un personal computer con la possibilità di video giocare (come nel Commodore 64), e il Master System di Service Game (SEGA).

Tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 Nintendo e SEGA pubblicarono rispettivamente il Super Nintendo e il Sega Mega Drive, console a 16-bit comparabili nel numero di vendite, entrando così in competizione.

In Italia, ad esempio, i distributori Gig per Nintendo e Giochi Preziosi per Sega diedero vita ad una battaglia marketing, assumendo testimonial di eccezione e acquistando lo spazio pubblicitario migliore.

Si iniziarono a sviluppare, al contempo, anche le prime console portatili, come il Microvision e successivamente il Vectrex della Smith Engineering, anche se quest’ultimo con i suoi 7 kg di peso, seppur avendo caratteristiche di una console portatile, non fu catalogato come tale. Nel 1990, in Italia, viene infine commercializzato il Nintendo Game Boy, dove molte serie di videogiochi, come Pokémon, ebbero i natali.

Poco dopo, l’azienda concorrente di Nintendo, SEGA, propose la propria console portatile, il Game Gear. Dalla commercializzazione del Game Boy, Nintendo immise successivamente sul mercato il Game Boy Color nel 1998, il Game Boy Advance, il Nintendo DS nel 2004 (con versioni successive) e il Nintendo Switch, in vendita dal 2017.

Con la nascita però delle portatili PlayStation, come la PSP (2004) e la PlayStation Vita (2012), e con l’era degli smartphone, l’esclusiva di Nintendo sul mondo delle console portatili iniziò ad essere messa in discussione,

Dopo la prima metà degli anni novanta la tecnologia impiegata nelle console riusciva ormai a reggere un primitivo 3D: qualunque gioco fino ad allora aveva sempre avuto una grafica bidimensionale, con uno scorrimento orizzontale o verticale.

Una grafica tridimensionale era richiesta dal pubblico, ma per realizzarla non solo si richiedevano sistemi migliori di quelli a 16-bit disponibili sul mercato, ma anche un meccanismo per immagazzinare quantità di memoria superiore a quelli che una cartuccia elettronica potesse supportare.

Per questo, con i primi CD-ROM, supporti dal basso costo, ma con una grande memoria a disposizione, si svilupparono console dotate di un lettore CD come il PC Engine, prodotto da NEC, venduto in Giappone e negli USA con il nome di TurboGrafx-16, mai arrivato, però, sul mercato italiano.

Prodotta da Sony alla fine degli anni novanta, la Playstation era dotata di un joypad ergonomico e di una pulsantiera più confortevole rispetto a quelle delle console vendute fino a quel momento, di un lettore ottico di CD-ROM e supportava titoli quali la serie Gran Turismo o il continuo di serie già famose su altre piattaforme, come Final Fantasy.

Dopo il lancio della Playstation 2 negli anni 2000, però, Microsoft immise sul mercato video ludico la propria console: l’Xbox. In seguito, a fianco della PS3 e della Xbox 360 si presentava la console di Nintendo, la Wii, dedicata per lo più a ragazzi e famiglie, le quali vendite superarono quelle di Sony e Microsoft.

Con PS3, Xbox 360 ed i rispettivi abbonamenti (PlayStation Network e Xbox live) le console ebbero accesso alla rete offrendo così la possibilità di giocare in modalità multiplayer da remoto.xbox360

Le console più recenti attualmente in commercio per Sony, Nintendo e Microsoft sono rispettivamente la Playstation 4 Pro, la Nintendo Switch e l’Xbox One, ma si prevedono le uscite della Xbox Series X, verso la fine del 2020, e della Playstation 5.

Inoltre, al fine di abbattere i costi e poter supportare i videogiochi su più dispositivi possibili, da alcuni anni le aziende produttrici di hardware e software ricercano sempre più spesso delle soluzioni di cloud gaming, che non prevedono la necessità di affidarsi ad un hardware proprietario.

 

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