Smartphone

Dipendenza o semplice assuefazione da smartphone? l’obiettivo è ridurre l’utilizzo

Con l’avanzare delle tecnologie e lo sviluppo di dispositivi mobile che offrono all’utente un’esperienza sempre più completa, gli smartphone sono diventati i veri protagonisti della vita quotidiana.

Seppur con rilevanti distinzioni per classi sociali, sesso ed età, tendenzialmente è possibile affermare che gran parte della popolazione, giovane e adulta, utilizza lo smartphone ogni giorno. Il boom dei dispositivi mobile ebbe inizio già nel 1992, quando le reti telefoniche mobili iniziarono a migrare verso i sistemi digitali, come il diffuso sistema GSM, e con l’introduzione dei messaggi di testo SMS.

Da allora i telefoni cellulari hanno integrato diverse funzionalità aggiuntive divenendo dei veri PC tascabili: dotati di connessione dati, permettono di navigare e comunicare ovunque e in qualsiasi momento, oltre a rappresentare uno strumento di svago grazie alle app sia di streaming che di gaming.

Uno studio dell’Università di Eskişehir ha mostrato come, in un campione composto da 1492 studenti, il 54,5% di questi si è definito dipendente dal proprio smartphone, per scopi più o meno importanti, talvolta legati allo studio, ma ben più spesso ai rapporti sociali e all’utilizzo di servizi multimediali. Nello specifico, infatti, si è riscontrato che il 62% degli studenti usano lo smartphone per i social media, il 38% per le chiamate e il 13,8% per videogiocare.

Il calo dei prezzi della connessione dati, l’incremento della qualità della rete o la maggiore quantità di Giga inclusi nelle offerte mobile sembrerebbero essere fattori strettamente legati alle principali dinamiche di utilizzo degli smartphone.

Si evince, dunque, che forse non è il dispositivo in sé a occupare le giornate dei cosiddetti smartphone-dipendenti, quanto la quantità di servizi che contiene al suo interno. Per precisione, occorre ricordare che la definizione di dipendenza non è immediata. In medicina, si fa riferimento a una condizione di incoercibile bisogno di un prodotto o di una sostanza, la cui mancanza provoca uno stato depressivo e, talvolta, delle conseguenze fisiche più o meno violente.

Il termine dipendenza finisce indubbiamente per includere l’aspetto ossessivo dell’utilizzo dello smartphone in un contesto sociale diffuso, ma rischia di acuire eccessivamente una condizione spesso in realtà non patologica. Imparare a distinguere tra dipendenza, assuefazione e abitudine può permettere di scoprire nuove tecniche e strumenti meno invasivi per limitare l’utilizzo dello smartphone nelle situazioni in cui non si rivela essere necessario.

Lo scopo di molti studi non è infatti quello di sradicare ingiustificatamente un dispositivo ormai indispensabile nella vita quotidiana, quanto quello di evitare che la presenza dello smartphone diventi totalizzante e quasi dispotica. Insomma, lo smartphone è effettivamente in grado di svolgere la maggior parte delle funzioni di svago e produttività richieste, giungendo talvolta a sostituire computer, navigatori satellitari, radio, televisione, videogiochi, libri e giornali.

Un primo obiettivo, dunque, potrebbe essere quello di evitare che lo smartphone finisca per infrangere il miracolo della personalità di cui scriveva Henry Miller, sostituendosi all’uomo in numerosi contesti in cui, per natura, a governare dovrebbero essere le relazioni umane.

Con lo scopo di ridurre l’eccessivo attaccamento allo smartphone, Android e iOS hanno integrato nelle impostazioni dei device delle nuove funzionalità che permettono di monitorare, tramite un grafico, il tempo passato con il proprio dispositivo e l’utilizzo delle app.

Visualizzare il grafico permette di scoprire il tempo totale impiegato con il proprio smartphone, fornendo all’utente una traccia sulle sue abitudini e mettendo a disposizione una serie di strumenti come una modalità relax e un timer per bloccare le proprie applicazioni dopo un determinato periodo di utilizzo continuativo.

Nello store di iOS e Android sono inoltre presenti molte altre applicazioni che permettono di monitorare e condizionare il tempo trascorso con lo schermo attivo, oltre alle app per il Parental Control, come FamiSafe.

In realtà, è anche importante sottolineare come il ruolo dei dispositivi mobile sia stato cruciale per la vita delle persone nel periodo di attuale emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di coronavirus.

Difatti, dopo l’estensione della zona rossa a tutto il territorio italiano e la quarantena forzata che ha portato alla chiusura delle scuole e delle sedi universitarie, l’annullamento di eventi pubblici e funzioni religiose (inclusi matrimoni e funerali), gli smartphone, i tablet e i PC, risultano essere gli unici strumenti di comunicazione con il mondo esterno.

Inoltre, grazie alle nuove modalità in remoto, i cittadini hanno potuto sfruttare i propri dispositivi per svolgere le loro attività quotidiane, esempi sono lo smart working, la didattica a distanza, lo shopping online e l’home fitness.

 

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